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Correggio

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I ritrovamenti archeologici documentano l'esistenza di insediamenti umani all'età del ferro nel VI – V sec. a. C. pertanto la cittadina era già attiva in età romana e Longobarda, divenne feudo nel sec. XI della famiglia dei da Correggio e alla quale deve la sua fortuna. Nel 1630 Correggio venne incamerata nei possedimenti modenesi. Il suo nome deriva dal latino “corrigia“ o “corrigium“ che significa “striscia di cuoio” ed estendendo il significato a “striscia di terra tra paludi” o tra le acque.

Monumenti
Basilica di S. Quirino: fu fondata nel IX sec. ed è citata nei documenti d'archivio la prima volta nel 1009, mentre nel 1039 viene descritta ubicata “infra castro Corigia” come comprovano le bolle di papa Lucio II risalenti al 1144 e papa Eugenio III del 1146. Con l'accresciuto potere del clero nel 1512 si impose la costruzione della collegiata. L'attuale aspetto è frutto dell'intervento del 1964; a lato della facciata s'innalza la torre civica risalente al trecento e trasformata in torre campanaria nel 1500, essa presenta basamento a scarpa e nella parte inferiore sono visibili tracce della grande ogiva, la quale costituiva l'accesso alla città.
Sopraelevata e merlata a coda di rondine nel quattrocento, durante i lavori della basilica essa fu adibita a cappella per la custodia delle reliquie dei celesti patroni. Di recente sono affiorate nella volta a crociera del piano terra decorazioni a secco del XV sec. La cella campanaria è dotata di sei campane tra esse il “campanone” fusa con la raccolta dei beni dei cittadini, pesa 25 quintali con diametro di 153 cm.
Un'iscrizione in latino corre intorno alla campana su quattro righe e sotto vi sono sei figure: due larghe e quattro piccole a forma di medaglione raffiguranti S. Quirino genuflesso e orante sulla macina del suo martirio, ai lati lo stemma della comunità di Correggio e della casata Gerez; dall'altra parte della campana sempre in ovale grande lo stemma del duca Rinaldo d'Este e gli stemmi delle casate Gilocchi e Zuccardi.
L'interno è solenne e maestoso a tre navate separate da eleganti pilastri quadrangolari ai quali si addossano alte paraste che sostengono la trabeazione dorica, ornata con metope a girali di fiori e triglifi. La volta centrale è a botte dipinta a finti cassettoni, mentre le navatelle sono coperte da cupolette poste in corrispondenza delle sei cappelle laterali; al presbiterio vi si accede attraverso una gradinata di dodici scalini aperta in tutta la lunghezza.
La pavimentazione della basilica risale all'ottocento con lastroni di marmo rosso e bianco di Verona; l'ottocentesco pulpito ligneo intagliato in stile neo-rinascimentale è appoggiato al quarto pilastro della navata centrale. Al centro della cappella del battistero, su di una colonna vi è collocata l'antica conca battesimale in biancone di Verona risalente al 1508; sulla sinistra è il candelabro ligneo porta cero pasquale, finissimo pezzo d'intaglio del sec. XVI.
Le cappelle dedicate a Madonne e Santi sono arricchite da pale, dipinti, paliotti, affreschi e marmi policromi di autori come: Girolamo Donnini – Giovanni Gioseffo Dal Sole – Francesco Cipriano Forti – Carmela Adani la quale nel novecento ha operato l'altare in marmi policromi la cappella di S. Giovanni Battista. La stessa scultrice realizzò l'altare in marmo sormontato da un ciborio per l'esposizione eucaristica nella cappella del SS. Sacramento – Paolo Gianotti – Antonio Traeri – Guglielmo Fornaciari – Giovanni Massa.
Cripta sita sotto il piano presbiteriale fu ampliata nell'ottocento e rivestita in marmo negli anni 1940/44; l'altare custodisce l'urna con le reliquie di S. Quirino di Siscia e degli altri Santi protettori, alle spalle è posto un trittico in marmo su fondo a tessere dorate raffigurante: S. Quirino e i Santi Michele, Raffaele e Tobiolo tutte opere di Carmela Adani (1899 – 1965). Anche la cripta è ricca di opere e di noti artisti.
La basilica dispone di due sacrestie una ordinaria e una dei canonici, la prima custodisce mobili dei sec. XVII e XVIII e l'affresco del XVI sec. raffigurante l'Annunciazione, mentre la seconda è arredata con mobili a stalli del XVII sec. e nella volta l'affresco risalente al seicento raffigurante S.Quirino in parte deteriorato.
Oratorio della Mater Amabilis vi si accede dalla cappella del SS. Sacramento ed è sede della venerabile Arci-confraternita del SS. Sacramento il quale fu istituito da papa Paolo III nel 1539; il vano si presenta armonioso nelle forme neo-classiche, in una nicchia vi è il presepe in terracotta bolognese del settecento; in una teca a muro è conservata la statua della Madonna della Misericordia attribuita a Desiderio da Settignano del XV sec. Alle pareti tele con scene religiose, l'ancona dell'altare è neo-classica e custodisce al centro l'immagine della Mater Amabilis un olio su tela del 1827 di Giovanni Giaroli, mentre il sottostante altare in marmo è opera di Carmela Adani consorella del SS. Sacramento.
Tesoro di S. Quirino: è ricco di preziosi arredi e suppellettili che abbracciano oltre cinque secoli consistente in: cofanetto eburneo con figure intagliate le quali narrano la storia di Susanna e i vecchioni tratta dal libro del profeta Daniele; numerosi reliquiari tra cui il braccio di S. Quirino in forma di mano benedicente del 1480 e realizzato da orafi reggiani; reliquiario a forma di ostensorio contenente la mascella di S. Quirino, che fu donato dal principe Siro da Correggio nel seicento; serie di quattro reliquiari a cilindretto del XVI sec.: il più antico datato 1509 contenente le reliquie di S. Martino di Tours, S. Ermete a altri Santi; l'ostensorio con la reliquia di S. Luigi Gonzaga; inoltre custodisce molti calici, pissidi, ostensori e turiboli; da menzionare il calice del Cardinale Girolamo Bernieri in argento cesellato del cinquecento, la croce astile capitolare, bi-facciale, con S. Quirino, evangelisti e dottori della Chiesa del 1612.
Chiesa di S. Francesco: è la più antica della cittadina risale al 1420 qui riposano membri dell'illustre famiglia Da Correggio compreso il famoso pittore Antonio Allegri detto “il correggio“. Si presenta con facciata in cotto coronata da archetti foggiati a conchiglia.
L'interno è diviso in tre navate con volte a crociera a nervatura. Le volte sono sostenute da colonne e pilastri ornati con capitelli marmorei sui quali vi sono archi ogivali. Custodisce un quadro raffigurante S. Bernardino intento a guarire uno storpio, attribuito al pittore calabrese Mattia Preti e la lapide tombale di Giberto VIII da Correggio.
Palazzo dei principi: risale al sec. XV la sua prima padrona fu Francesca di Brandeburgo vedova del conte Borso da Correggio; con la fine della dinastia principesca ospitò gli uffici pubblici per essere poi abbandonato. Nel 1960 il palazzo fu riportato in condizioni di essere utilizzato divenendo sede della biblioteca comunale, degli archivi storici, della fonoteca e videoteca; successivamente dopo i restauri del terremoto del 1996 vi è stato insediato il museo il Correggio di archeologia e arte.
Teatro: si hanno notizie documentate dal 1476; sulla facciata esterna vi sono collocati quattro medaglioni in marmo e due lapidi nel vestibolo ricordano i musicisti Claudio Meroli e Bonifazio Asioli. La sala è lunga 23 metri con platea a ferro di cavallo, tre ordini di palchi per un totale di sessanta palchetti decorati in stile Luigi XV; la volta è stata dipinta dal reggiano Giulio Ferrari e presenta due geni seduti sul cornicione di un'architettura, che depongono un grande damaso il quale la copre per intero.
Vicino ai geni troneggiano sulle nubi la Tragedia, la Commedia, la Danza e verso il centro la Musica. Con Ferrari collaborò il pittore reggiano Giuseppe Ponga, mentre Emilio Meulli di Correggio lavorò agli stucchi disegnando anche il bordo del sipario in velluto rosso e ricamato da Imèlde Levi.
Tra le persone legate a Correggio troviamo: Luciano e Marco Ligabue cantautore; Elisabetta Vezzani cantante; Dorando Pietri maratoneta; Valentina Vezzali schermitrice il cui padre era di Correggio e vi è sepolto.

Curiosità: le vie e le piazze di Correggio sono state utilizzate come parte della “location“ del film “radiofreccia” del 1998 diretto da Luciano Ligabue.
Sul corriere della sera dell'11 dicembre 2007 si legge in un articolo dedicato al cantautore Luciano Ligabue secondo un'indagine della ASL a Correggio nascono in proporzione più pazzi e geni che altrove.
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