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Rimini

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Di origine umbra e poi dominio dei galli senoni, l'antica “Ariminum“ divenne colonia latina nel III sec. a. C. Visse vicissitudini in periodo barbarico passando poi alla Chiesa cominciarono un periodo di lotte che ebbero fine con l'affermazione dei Malatesta nel 1295. Dopo i Malatesta la cittadina passò allo Stato Pontificio nel sec. XVI e vi rimase fino all'unità d'Italia.
E' una località di soggiorno estiva famosa in Italia e all'estero della costa Adriatica e dal 1992 è capoluogo di provincia ottenendo l'autonomia amministrativa dalla provincia di Forlì.

Monumenti
Domus del chirurgo: è un'abitazione romana del II sec. al suo interno è stata rinvenuta una delle serie più complete di strumenti chirurgici di età romana; rappresenta la collezione chirurgica più ricca e antica al mondo con i suoi 150 pezzi, per intervenire su ferite e traumi ossesi. Uno dei pezzi più importanti è il “cucchiaio di Diocle di Caristo – medico greco antico del IV sec. a. C.” un pezzo unico al mondo, esso serviva per estrarre le punte delle frecce dal corpo umano; arnese composto da un manico di ferro terminante con lamina a forma di cucchiaio, forata al centro in modo da bloccare ed estrarre la freccia.
In essa vennero rinvenute circa 80 monete romane quasi tutte d'argento e la più recente databile 253 e 258. Un'iscrizione sul muro della Taberna medica reca il nome “Eutyches Homo Bonus” e si suppone che fosse un medico militare di origine orientale. Scavi hanno riportato alla luce mosaici ancora intatti e affreschi policromi; tra i mosaici spicca quello di “Orfeo tra gli animali“ che vede al centro il celebre musico circondato da animali in ascolto.
I mosaici sono stati realizzati con la tecnica del “opus tessellatum e opus reticulatum” (tecniche medievali ma già in uso nell'antichità ed era assemblaggio di piccoli frammenti multicolori chiamati tessere, mentre il reticulatum è una tecnica edilizia romana per realizzare un paramento di un muro in opera cementizia utilizzata dal I sec. a. C.) conservati nel museo archeologico della città di Rimini.
Arco di Augusto: è il più antico arco romano rimasto fu consacrato all'imperatore Augusto dal senato romano nel 27 a. C. Al fornice centrale si affacciano due semi-colonne con fusti scanalati e capitelli corinzi con divinità romane. La merlatura superiore risale al medioevo X sec. circa, periodo in cui la città fu tenuta dai ghibellini. L'iscrizione oggi mutilata era la seguente:

IMPERATORI SEPTEM – CONSOLI SEPTEM DESIGNATO OCTAVOM VIA FLAMINIA ER SENATUS POPULUSQUE ROMANUS - IMPERATORI CAESARI DIVI IULIO FILIO AUGUSTO RELIQUEIS – CELEBERRIMEIS ITALIAE VIEIS ET AUCTORITATE EIUS MUNITEIS

Ponte di Tiberio e Augusto: monumento dell'epoca antica romana iniziata nel 14 d. C. e terminò nel 21 d. C. quando il fiume Marecchia ancora non era stato deviato; è costruito in pietra d'Istria come l'arco composto da cinque arcate a tutto sesto e la loro grandezza varia in maniera crescente verso il centro; ai bordi della pavimentazione presenta lastre in pietra con iscrizioni latine.
Castel Sismondo: ideato e costruito da Sigismondo Pandolfo Malatesta risalente al 1437, alla costruzione presero parte Filippo Brunelleschi e nel 1454 Cristoforo Foschi e Matteo Nuti. L'ingresso alla città avviene tramite un portale gotico ad arco acuto, con stipiti e ghiera realizzati in conci marmorei disposti in modo classico; sopra il portale è scolpito in latino e caratteri lapidari classici nel quale si afferma che Sigismondo eresse dalle fondamenta nel 1446 a decoro dei riminesi stabilendo che venisse chiamata col suo nome: “Sigismundus Pandulfus Malatesta Pan F. Molem Hanc, ariminensium decus, novam a fundamentis erexit, construxit que A.C. castellum suo nomine Sismundum, appellari censuit MCCCCXLVI”.
TEMPIO MALATESTIANO: risalente al sec. IX ricostruito nel sec. XII in stile gotico e rifacimento in stile rinascimentale nel 1447; l'esterno fu progettato da Leon Battista Alberti con facciata a capanna e sopra una piccola Croce. Le fiancate sono composte da una sequenza di archi su pilastri, le arcate cieche sono disposte ad accogliere sarcofagi e tra questi si trova quello del filosofo neoplatonico Giorgio Gemisto Pietone (all'epoca era ritenuto uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi). I fianchi e la facciata sono unificati da un alto zoccolo il quale isola la costruzione dallo spazio circostante, anche all'esterno ricorre la ghirlanda circolare usata come oculo.
L'interno a navata unica con cappelle profonde laterali e incorniciate da arcate a sesto acuto, rialzate di un gradino e chiuse da balaustre marmoree da una ricca ornamentazione. L'iscrizione latina della facciata risalente all'epoca di Sigismondo viene ripetuta sulle prime tre cappelle di ciascun lato. La copertura è a capriate lignee con travi e tavelle visibili; alle decorazioni presero parte Agostino di Duccio – Roberto Valturio e Basinio da Parma.
Sulla contro-facciata si trova la pietra tombale del Cardinale Ludovico Bonito morto nel 1413 e il sepolcro di Sigismondo Malatesta attribuito ai fiorentini: Bernardo Ciuffagni e Francesco di Simone Ferrucci con in alto due formelle con il profilo del condottiero. Le cappelle laterali sono adorne di bassorilievi, decorazioni scultoree, altorilievi, reliquari del settecento, sargofago del VII sec. Dietro l'altare maggiore vi è il Crocifisso di Rimini di Giotto.
Cappella degli antenati, con un gruppo marmoreo del XV sec. iniziata nel 1454, decorata da 12 figure di profeti e sibille opera di Agostino di Duccio e suoi aiuti, alla base dei pilastri sopra gli elefanti Malatestiani, dadi con grandi medaglioni di Sigismondo Malatesta; sul fronte la dedica è incisa tra due bassorilievi “Minerva tra una schiera di eroi e il trionfo di Scipione l'africano“ i quali simboleggiano la saggezza e la gloria. Il coperchio e l'interno sono scolpiti con il profilo di Sigismondo incorniciato da un festone e da un distico attribuito a Basinio da Parma: “Heac Sigismundi vera est victoris imago qui dedit heac Patribus digna sepulcra suis” (questa è la vera effige di Sigismondo vittorioso che diede ai suoi antenati questo degno sepolcro).
Chiesa della Madonna delle Grazie: sorge sul colle di Covignano frazione del comune di Rimini e risale al trecento composta da due Chiesette in un unico corpo; al suo interno si ammira il pregevole soffitto in legno decorato e l'immagine della Madonna delle Grazie attribuita a Ottaviano Nelli, alle pareti affreschi del sec. XVII e sull'altare uno splendido Crocifisso di scuola giottesca del 1300. Lungo il pendio della collina è di particolare ammirazione la Via Crucis caratterizzata da quattro cellette ornate da ceramiche di Elio Morri.
Chiesa di S. Agostino: risale al 1200 in stile romanico-gotico con abside e campanile originario dell'epoca. L'interno a navata unica presenta un'importantissima serie di affreschi eseguiti nel sec. XIV da pittori riminesi.
Chiesa di S. Giuliano: risalente al sec. IX e rifatta nel sec. XVI al suo interno custodisce opere di S. Giuliano e fatti della sua vita eseguiti dal pittore Bittino da Faenza nel 1409, mentre nell'abside si ammira un dipinto raffigurante “il martirio di S. Giuliano“ opera del Veronese.
Tempietto di S. Antonio da Padova: eretto sul posto in cui il Santo avrebbe compiuto un miracolo nel 1200.
Torre dell'Orologio: in corrispondenza dell'area del Foro Romano eretta nel sec. XVIII sui resti di archi del cinquecento.
Palazzo dell'Arengo: in stile romanico-gotico risalente al sec. XIII eretto per volontà del Podestà di Rimini e sormontato da merlature; al piano superiore custodisce affreschi della scuola riminese del 1300. L'ampio loggiato del piano terra è impostato su poderosi colonnati i quali sorreggono distesi archi a sesto acuto, la torre campanaria di cui il palazzo è dotato fu adibita anche a luogo di detenzione.
Palazzo del Podestà: risale al 1334 al piano terra presenta un prospetto con tre archi gotici frontali e da quello centrale pendeva la corda per l'impiccagione dei rei, mentre al merlato piano superiore si aprono finestre minori.
Palazzo comunale: risalente al cinquecento eretto la prima volta su progetto di Serlio, mentre nel 1687 da F. Carampi. Nella piazza si trova anche una fontana di forma circolare del sec. XVI con elementi romani e una statua di papa Paolo V del sec. XVII.
Fontana della Pigna: eretta in epoca romana essa per molti anni e fino al 1912 ha rappresentato l'unica fonte di acqua, fu completamente ristrutturata nel 1543 poiché fu gravemente danneggiata nel 1540 dai fuochi d'artificio collocati in essa, per festeggiare il Cardinale legato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (futuro papa Giulio III).
Oggi si presenta in marmo bianco a forma poligonale a tre tamburi e si articola su due vasche poligonali concentriche che appartengono al quattrocento; sulle pareti della seconda vasca vi sono poste 15 cannelle in circolo, inquadrati da pilastrini e colonnine. La storia della fontana è documentata dalle numerose lapidi e scritte commemorative apposte sui tamburi.
Ricordiamo quella dedicata al pontefice papa Paolo III, il quale visitò la cittadina nel 1541, per il restauro del 1543 il quale finanziò con 500 scudi: “Pauli III pont. Max Munus, Anno Gratiae MDXXXXIII“ e quella lasciata da Leonardo da Vinci visitando la cittadina il quale lasciò incisa la frase: “Fassi un'armonia con le diverse cadute d'acqua, come vedesti alla fonte di Rimini, come vedesti addì 8 d'agosto 1502”. Originale dell'epoca romana sono il tamburo centrale che regge la pigna con gli originali bassorilievi.
Biblioteca: civica Gambalunga fondata nel 1617 e oggi conta 280.000 libri di cui 60.000 antichi, 1350 manoscritti, 6.000 stampe e 80.000 fotografie. Tra le edizioni a stampa del sec. XV gli incunaboli spiccano “il De Claris mulieribus“ del 1497 di Giacomo Filippo Foresti, tratto in parte dall'omonima opera di Giovanni Boccaccio e il “De re militari“ del 1472 di Roberto Valturio; codici miniati e il “De Civitate Dei“ di S. Agostino sec. XV.
Museo della città: nato come galleria e concepito come raccolta di antichità etrusca e romana rinvenute nella cittadina. Nel 1923 fu ordinato nelle sale del convento di S. Francesco e nel 1938 fu ampliato con la sezione medievale e nel 1990 raccolto nel grande collegio dei gesuiti.
Museo Fellini: dedicato al regista riminese con documenti, disegni, scenografie e costumi relativi alla produzione cinematografica; ospita esposizioni temporanee.
Museo degli sguardi: allestito nella settecentesca villa Alvarado sul colle di Covignano; conta oltre 3.000 pezzi provenienti da Cina, Africa, Oceania e America precolombiana, con dipinti, sculture, oggetti d'uso, totem, maschere, strumenti musicali.
Museo della piccola pesca: e della marineria a Viserbella frazione del comune di Rimini, con una raccolta di imbarcazioni, attrezzi per la pesca, modelli, fotografie, collezione di conchiglie provenienti dal Mediterraneo. Nel comune di Rimini sono presenti altri due musei privati: museo dell'aviazione a S. Aquilina (confine con la Repubblica di S. Marino) e museo Nazionale del motociclo in località Casalecchio.
Siti archeologici: eredità del passato con anfiteatro, domus di età repubblicana e imperiale, resti di sedi stradali, necropoli sorte lungo le vie consolari.
Aree naturali: un ampio sistema di parco pubblico e giardini, il parco arboreo riminese comprende circa 42.000 alberi di 190 specie diverse: tigli, platani, aceri, pioppi, pini, querce ecc. Una rete ciclabile collega i viali più importanti, i principali monumenti, le attrazioni turistiche, le spiagge e luoghi di ritrovo.
Istituto Talassoterapico: vi si praticano le sabbiature indicate per artrosi, reumatismi e nevriti, la balneoterapia e l'elioterapia.
Stabilimento termale Galvanina: utilizza un'acqua medio minerale con azione diuretica e digestiva efficace nelle malattie dell'apparato digerente, in quelle di ricambio e nelle affezioni alle vie urinarie.
Cinema: a Rimini sono stati girati lunghi e cortometraggi nonché film come: “la prima notte di quiete“ - “Rimini Rimini“ - “Abbronzatissimi” - “Sole negli occhi“ - “Da zero a dieci“ - “non pensarci“.
Luoghi di divertimento: Delfinario convertito in piscina per leoni marini – Fiabilandia – Italia in miniatura con 270 riproduzioni in scala di monumenti.
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